Nel mese di ottobre del 1911, l’Italia entrava in guerra con la Turchia per conquistare la Libia, dal 1800 sotto il dominio dell’impero ottomano. Alla guerra, durata un anno circa, seguiva una pace che riconosceva il dominio italiano su Tripolitania, Cirenaica ed alcune isole del mare Egeo, tra cui Rodi.

In realtà, per quasi 20 anni, la presenza italiana si limitava al litorale, mentre l’interno rimaneva in mano a tribù resistenti e solo nel 1931 il nostro paese riusciva ad entrare in possesso di tutto il territorio.

La Libia veniva poi definitivamente persa nell’inverno del ‘42 ‘43, durante la seconda guerra mondiale.

Come tutte le iniziative coloniali, anche quella di Libia è stata, sin dall’inizio, oggetto di violente discussioni tra sostenitori e oppositori. L’impresa fu teatro di violenze sulla popolazione locale, deportazioni, ma, anche, occasione di iniziative urbanistiche, che trasformarono il volto di Tripoli e Bengasi e di importanti scavi archeologici nelle rovine greche e romane di Leptis Magna, Sabratha, Cirene, Apollonia.

 


 

 

locandina libia grande

Sabato 29 ottobre 2011, presso l'ex arsenale austriaco a Verona, abbiamo rievocato quegli eventi, per comprenderne il senso, attraverso documenti, filmati d’epoca, esposizione di materiale e costumi, immagini e conferenze, permettendo che la storia, così, si sia commentata da sola.

A fine giornata la Compagnia Gino Franzi ha offerto uno spettacolo di varietà dal titolo A TRIPOLI!!!!! canzoni, storie, immagini.

Tramite canzoni, balli, musica e pezzi teatrali abbiamo riscoperto come furono vissuti all’epoca i fatti di Libia.

Un BUFFET ETNICO ha concluso la giornata.

Ecco la galleria fotografica della giornata

 

 


 

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Nel mese di marzo 2012 abbiamo organizzato una mostra con materiale originale dell'epoca, una tavola rotonda sugli aspetti storici ed una sull'archeologia, la proiezione di un film e, infine, uno spettacolo di varietà.

Un'occasione significativa per parlare di colonialismo, postcolonialismo, e questioni etniche e razziali.

 

Leggi l'articolo de L'Arena, del 23 Febbraio 2012

 

 

 

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