Cari Amici vicini e lontani,

se viene rispettata la commemorazione del centenario della grande guerra, il 2017 dovrebbe essere l’anno più infausto:

le carneficine quasi inutili dell’11a e 12a battaglia dell’Isonzo, il massacro vano dell’Ortigara e, infine, la disfatta di Caporetto.

Ma sembra che, almeno per noi, non sarà così.

Gli elementi che attualmente sono a conoscenza del Comando di Stato Maggiore sono positivi in prospettiva, anche se erano positivi pure quelli di Cadorna, ma, insomma, noi dobbiamo confrontarci con la verità e non con la propaganda.

Quindi, senza ripetervi le scadenze che già conoscete, sono più che ottimista e credo che se crolleremo sarà solo colpa nostra e non per la bravura di un ipotetico nemico (come avvenne, del resto, a Caporetto).

Quali sono gli errori che potremmo commettere?

Uno è quello di considerare la propria partecipazione non come corpo intrinseco di una grande armata, ma solo come elemento di affermazione personale.  Questo atteggiamento danneggia non solo la compagnia, ma anche il soggetto che lo persegue.

Questo atteggiamento, chiamiamolo individualista, può anche portare a non partecipare all’ultimo ad uno spettacolo per qualche malessere.

Vorrei fosse sempre chiaro che, primo, nell’assegnazione delle parti io e Liana teniamo conto di una sola cosa: il successo delle spettacolo e questo elemento dovrebbe essere nell’interesse di tutti. Possiamo sbagliare, certamente di più dei professionisti che non siamo. Non dovete fare altro che segnalarmelo nei modi dovuti.

Secondo, quando si va in scena e, quindi, all’attacco, non ci si può tirare indietro per nessun motivo e nell’emergenza ci sono dei farmaci che, senza fare danno, lo consentono. Non è necessario ubriacare i fanti prima di farli uscire dalla trincea.

Appena a breve sarà pronto il testo del nuovo spettacolo per i cortili, convocheremo una riunione artistica degli interessati che sarà, in pratica, la prima prova. Vedremo anche di fornire un programma dettagliato dei successivi incontri. Vi informo da adesso che chiederò la seconda metà di luglio come date (poi dovremo accettare quello che ci danno).

Per quanto riguarda gli altri impegni già programmati e, cioè Sangue Morlacco e la Conferenza del primo aprile con Giordano Bruno Guerri, credo che basteranno un paio di incontri e vedremo a parte.

Ho l’impressione, se non la certezza, che a Giordano Bruno Guerri interessi molto il genere che proponiamo, verrà vederci ai cortili anche quest’anno e non è escluso che anche i nostri prossimi testi storici possano essere rappresentati al Vittoriale.

Un altro errore che vorrei scongiurare è quello che la macchina organizzatrice non funzioni sempre e che non sempre ciascuno rispetti le deleghe per cui è stato eletto nel consiglio direttivo. Continuerò, senza lamentarmi e finché ce la faccio, ad impegnarmi a tempo pieno o quasi, a fare la Siae e la manovalanza e tant'altro (in fondo anche mi diverto), ma non è così che deve navigare una corazzata, anzi è il modo migliore, se si hanno impegni con importanti istituzioni, per naufragare.

Vorrei che questo fosse presente a tutti coloro che hanno la fortuna o la sfortuna di fare parte della classe dirigente della Gino Franzi. Non si possono sempre fare solo le cose che divertono, anche se si tratta di volontariato.

Mi pare basti.

Felice Anno Nuovo a tutti noi.

 

Stefano Modena, Presidente della Compagnia Gino Franzi

 


 

giorno del ricordo

Il successo di critica e di pubblico dello spettacolo Sangue Morlacco, l’ultimo volo di Gabriele D’Annunzio (che come tutte le anteprime può e deve essere perfezionato) ha confermato, al di là del nostro valore artistico, una caratteristica irrinunciabile della Compagnia: il suo spirito di servizio, non solo per anziani e disabili, ma anche per altre associazioni e, sotto l’aspetto didattico, per le scuole medie superiori. Credo, insomma, che si sia dimostrato ancora una volta che la cultura e con la cultura il ricordo, fanno bene a tutti. Non tanto come presidente, ma soprattutto come direttore artistico, vigilerò perché questa nostra peculiarità si mantenga nel tempo.

Non dobbiamo, infatti, dimenticare che siamo prima e soprattutto una associazione di volontariato.
Sembra l’abbiano capito anche le altre compagnie amatoriali veronesi che collaborano con noi ai progetti Alzheimer: Artefatto teatro, Renato Simoni, La bugia, Teatro Impiria, Original Perdido Jazz Band.

Speriamo che in futuro altre se ne aggiungano. Grazie anche  a loro di cuore.
Infine un grazie sentitissimo a Francesca Briani ed alla Associazione Nazionale Profughi Giuliani e Dalmati per averci offerto questa splendida opportunità.


 

Giulia
 
"Rappresentare in uno spettacolo teatrale il dramma dei profughi giuliani e dalmati dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia delle foibe non è facile;
il rischio di cadere in una narrazione lugubre oppure retorica è forte,
La spettacolo Giulia, da un’idea di Michela Pezzani e con la Regia di Andrea Castelletti, evita questi rischi attraverso due accorgimenti teatrali, che catturano l’attenzione degli spettatori e rendono anche più lieve il racconto.
Naturalmente non diciamo nulla di più per non rovinare la sorpresa agli spettatori, a cui consigliamo di andare a vedere questo testo, che, pure in qualche nodo addolcito, rimane intenso, drammatico e fortemente evocativo per chi o direttamente o attraverso genitori e nonni porta ancora i segni di quella violenza assurda contro degli inermi.
Indipendentemente da come la si pensa, questo esodo, che provocò migliaia di profughi e vittime, rischiava di rimanere un buco nero della nostra storia, di cui non si poteva parlare per non turbare certi equilibri internazionali.
Quindi onore al merito a Michela Pezzani, Andrea Castelletti e l’Associazione Nazionale Profughi Giuliani e Dalmati che ci aiutano a non dimenticare."
 
Stefano Modena
Presidente Compagnia Gino Franzi

 
Vari oggetti furono inventati dall'uomo per mitigare e camuffare gli effetti dell’emissione delle ventosità corporee. Tra questi il più antico è un uovo di ceramica dotato di due fori comunicanti. Tale uovo durante i lunghi banchetti dei faraoni e degli imperatori romani veniva posizionato in sede al fine di attenuare l’effetto delle flatulenze. Al suo interno vi si infilavano delle erbe odorose, inoltre il gas, nel suo attraversamento, provocava una curiosa nota musicale tipo trombetta o fischietto. L’arrivo dei Borboni a Napoli portò ad una nuova invenzione. Sembra che il nome del casato derivi anche dal termine medico “borbogismo”, che vuol dire rumore e gorgoglio intestinale e sembra che i Borboni ne soffrissero al quanto. Questo problema dinastico venne risolto con la costruzione della Piritera. Si trattava di una specie di piffero in ceramica. Da un lato aveva una imboccatura, dall’altro le sembianze della testa di un uccellino. Famose sono le Piritere di Capo di Monte. Lo strumento veniva adoperato nelle sfilate del Principe attraverso la città di Napoli. Il Principe, disteso nella sua portantina, rispondeva con dei cinguettii in faccia alla gente che lo osannava. Alcuni principi, particolarmente abili, riuscivano anche ad offrire al popolo delle musiche tradizionali.
La Vanvera è lo strumento inventato dai Veneziani nel ‘700. In particolare molto interessante è la Vanvera da passeggio, in pelle di vari colori, che si poteva dividere in quattro parti. La prima parte, per aderire completamente alle natiche era fatta a Coppa. Questa comunicava attraverso un Collo ad una Vescica atta a contenere i gas intestinali, per terminare con un pertugio munito di chiusura con spaghetto per consentirne lo sfiato. L’utente la indossava sotto il mantello, se uomo, e sotto la gonna, se donna. Particolarmente avvantaggiato era il clero. Ci si poteva così tranquillamente recare al Caffè Florian o al Teatro La Fenice, senza preoccupazione alcuna. Una volta usciti si poteva aprire lo spago a svuotare la Vanvera. Da tale usanza nacque il detto popolare “PARLARE A VANVERA”.
vanvera1

 

Banner la momeria
 Percorso di musico – teatro terapia della malattia di Alzheimer
Il 23 gennaio inizia il progetto LA MEMORIA FA BENE ALLA MEMORIA, presso la struttura Casa Serena della Pia Opera Ciccarelli.
La malattia di Alzheimer comporta una particolare complessità nella gestione dei sintomi, dei comportamenti disfunzionali e del declino delle abilità cognitive di chi ne è affetto, con la conseguente necessità di cercare di migliorare la qualità della vita dei soggetti colpiti, stimolando l’attivazione di tracce di ricordo ancora conservate, la socializzazione e l’aumento del tono dell’umore. 
Dall’osservazione delle reazioni dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer durante intrattenimenti con canzoni del passato sembra evidenziarsi come una forma risveglio cerebrale con canto, mimica, ballo e ricordi.
Sulla base di questo dato la Compagnia Gino Franzi dal 2003, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di queste persone, stimolando in modo adeguato un ruolo attivo, sia dal punto di vista fisico, che mentale, rappresenta nelle case di riposo e nei centri diurni degli spettacoli con riferimenti storici ai primi 50 anni del ‘900, con vecchie canzoni, immagini, filmati, oggetti e costumi d’epoca.
La sensazione è quella di ottenere attraverso la reminiscenza di eventi storici e autobiografici una stimolazione cognitiva ed emozionale. Inoltre, poichè la memoria del singolo è anche memoria collettiva, il ricordo sembra divenire uno strumento di socializzazione e di instaurazione di legami.
Per questo motivo si vuole sviluppare un progetto scientifico con le seguenti caratteristiche:
  • Tipo di spettacolo Commedia musicale nel repertorio del teatro di varietà del primo ‘900 . Lo indicano precedenti esperienze: Centro Barbarani 2008, Le Betulle 2015
  • Venti spettacoli  per un gruppo di venti ospiti omogeneo per età, condizioni mentali e culturali
  • Gruppo di controllo oltrettanto omogeneo e della medesima grandezza numerica
  • Attività di richiamo dell’evento durante la settimana successiva da parte degli educatori
  • Valutazioni preventive, in itinere e alla fine del progetto in entrambi i gruppi. Verranno utilizzati strumenti di valutazione cognitiva, comportamentale e di abilità funzionali prima dell'inizio del programma di riabilitazione ed al termine. Nello specifico, Batteria di test neuropsicologici (M.M.S.E., Memoria verbale e procedurale), N.P.I. (Neuropsychiatric Inventory Questionnarie): questionario da somministrare al caregiver per indagare gli aspetti comportamentali del malato
  • Un Congresso per la presentazione e la valutazione dei risultati con pubblicazione degli atti e la messa in opera delle attività riconosciute come congrue a: favorire la socializzazione, offrire un aiuto ed un sostegno alla persona e alle famiglie, promuovere nuovi modelli culturali di assistenza, determinare la riduzione dei comportamenti disfunzionali.
Si sottolinea l’importanza della partecipazione dei giovani al progetto per lo sviluppo anche di un rapporto intergenerazionale, utile sia dal punto di vista sociale, che culturale.

 

 

 

Lupin

 

Il simbolo di Gino Franzi e della Compagnia Gino Franzi è il frac, molto ben descritto in questa poesia di Michele Galdieri scritta pe Carlo Dapporto.

 

Ma poi che cosa è un frac?

Un indumento astratto

Che certo fu inventato

Da un sarto mezzo matto.

Vuol essere un cappotto

E dietro è lungo e austero

Però non ha il coraggio

D’esserlo per intero.

Vuol essere una giacca

Ma gliene manca un pezzo

Per cui ha un’aria frivola

Come un pettegolezzo.

Gli attaccano i bottoni

Bellissimi a guardarli

Però servono a tutto

Men che ad abbottonarli.

È l’abito da gala

Da ballo da banchetto

Ma quando te lo metti

Fa sempre un grande effetto.

È l’abito follia

La fiera del non senso

Difatti mentre è l’abito

Di gente d’alto censo

È la livrea dei servi

È l’abito impazzito

Che gode a far confondere

Chi serve e chi è servito.

Eppure questo briciolo

Di chic ha una magia

Da all’uomo della rondine

La coda e la poesia

Tranne che chi l’indossa

Non abbia un po’ il pancino

Che allora l’uomo rondine

Sarà l’uomo pinguino.

Che cosa è questo frac?

Un verso di canzone

Petrolinianamente

Cantata da Gastone?

È il ghigno di un filosofo

Sbronzato di cognac?

 Se ricordate scettico

Lo si cantava in frac.

Cos’è l’addio di un’epoca

Di fior nati nel fango

È Ghione Za la Mort

È il brivido di un tango?

Addio spendido frac

Addio vecchia marsina

Che c’è sembra una lacrima

Ma no è naftalina.


 

 

foto eroico

Acquistando il dolce eroico aiutate il progetto LA MEMORIA FA BENE ALLA MEMORIA, un percorso di musico -terapia contro la malattia di Alzheimer che inizierà il 23 gennaio presso la Pia Opera Ciccarelli. Potete ordinare l'Eroico, dicendo che lo acquistate per questo motivo, alla Casa del dolce, Corso Porta Nuova 48a, tel 0458000123. 

FATELO COMPRARE ANCHE AD AMICI, PARENTI E CONOSCENTI’.


 

Pagina 1 di 4

Torna su