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Carissimi,
in un recente spettacolo, nel monologo finale, dicevano che “... la pace corrode il territorio più della guerra, con i capannoni e le fabbriche al posto delle stalle e dei fienili, in un mondo e in un paesaggio che non si riconoscono più…”
Ho avuto una visione macroscopica di questo assioma recandomi in una delle mie visite sul fronte della grande guerra al passo del Tonale, prima, e poi sul ghiacciaio del Presena, dove ho assistito ad una devastazione del territorio che nessuna guerra sarebbe riuscita a provocare.
Il passo del Tonale è uno dei peggiori esempi di speculazione edilizia di pessimo livello.
Sul ghiaccio del Presena, con mine, gru, bulldozer, camion, migliaia di metri di plastica, la zona è stata trasformata in un gigantesco cantiere atto a favorire lo sci invernale.
I sentieri non sono in gran parte più riconoscibili e si cammina su pietraie instabili.
Le reti di recinzione sono più fastidiose dei reticolati attorno alle trincee.
Denunciamo la malvagità e l’inutilità delle guerre, ma con che diritto l’uomo fa questa guerra alla natura e, quindi, a se stesso?
Nessun altro animale opera per la distruzione del proprio territorio.
E poi qualcuno dice che la nostra vita, rispetto a quella degli animali, è sacra.
“Ma”, direbbe Totò, “fatemi il piacere!”
Attendo i vostri commenti.
Intanto un invito: non andate sul Tonale.

Ciao, Stefano

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