Vari oggetti furono inventati dall'uomo per mitigare e camuffare gli effetti dell’emissione delle ventosità corporee. Tra questi il più antico è un uovo di ceramica dotato di due fori comunicanti. Tale uovo durante i lunghi banchetti dei faraoni e degli imperatori romani veniva posizionato in sede al fine di attenuare l’effetto delle flatulenze. Al suo interno vi si infilavano delle erbe odorose, inoltre il gas, nel suo attraversamento, provocava una curiosa nota musicale tipo trombetta o fischietto. L’arrivo dei Borboni a Napoli portò ad una nuova invenzione. Sembra che il nome del casato derivi anche dal termine medico “borbogismo”, che vuol dire rumore e gorgoglio intestinale e sembra che i Borboni ne soffrissero al quanto. Questo problema dinastico venne risolto con la costruzione della Piritera. Si trattava di una specie di piffero in ceramica. Da un lato aveva una imboccatura, dall’altro le sembianze della testa di un uccellino. Famose sono le Piritere di Capo di Monte. Lo strumento veniva adoperato nelle sfilate del Principe attraverso la città di Napoli. Il Principe, disteso nella sua portantina, rispondeva con dei cinguettii in faccia alla gente che lo osannava. Alcuni principi, particolarmente abili, riuscivano anche ad offrire al popolo delle musiche tradizionali.
La Vanvera è lo strumento inventato dai Veneziani nel ‘700. In particolare molto interessante è la Vanvera da passeggio, in pelle di vari colori, che si poteva dividere in quattro parti. La prima parte, per aderire completamente alle natiche era fatta a Coppa. Questa comunicava attraverso un Collo ad una Vescica atta a contenere i gas intestinali, per terminare con un pertugio munito di chiusura con spaghetto per consentirne lo sfiato. L’utente la indossava sotto il mantello, se uomo, e sotto la gonna, se donna. Particolarmente avvantaggiato era il clero. Ci si poteva così tranquillamente recare al Caffè Florian o al Teatro La Fenice, senza preoccupazione alcuna. Una volta usciti si poteva aprire lo spago a svuotare la Vanvera. Da tale usanza nacque il detto popolare “PARLARE A VANVERA”.
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