titolo dibattito blog

Passano gli anni ma i problemi restano. Per difendere la lingua italiana dalla "colonizzazione" delle lingue straniere, il buon Starace aveva pensato di trasformare il pullman in torpedone e il tennis in pallacorda, con risultati talvolta quasi comici (champagne > sciampagna; panorama > tuttochesivede). Per approfondire
La nostra Compagnia, che tra poco tornerà a calcare i palchi con un nuovo spettacolo, rammenterà a tutti anche queste vicende dell'Italia che fu.
Tuttavia, neanche a farlo apposta, il problema della lingua, che sembrava confinato a rimanere sul palco, si è ripresentato in modo molto simile all'interno della Compagnia, dando vita a una discussione che vi presentiamo e che vi invitiamo ad arricchire. Essa infatti ci ricorda come non sempre il trascorrere del tempo sia sufficiente per cancellare certi problemi spinosi, e che anzi a volte essi riemergono in tutta la loro attualità, obbligandoci a fare delle scelte con le quali già altri, molto prima di noi, si sono dovuti confrontare.

Il dibattito

6 agosto 2013 - Il tradimento della lingua patria!
L'amministratore del sito internet della Compagnia crea una pagina che verrà aggiornata dal Presidente Stefano Modena, chiamandola Blog del Presidente.

11 agosto 2013 - Starace prende possesso del pc del Presidente!
Il Presidente Stefano Modena chiede che il titolo venga modificato in Note del Presidente perché Blog è un termine straniero, poco consono allo stile del Primo Novecento che caratterizza la Compagnia.

L'amministratore risponde che secondo lui il termine note è inappropriato: il termine più corretto è inevitabilmente blog, che ormai è una parola italiana.

Comunicazione del Presidente al Direttivo:
Io sono dell'idea che la Gino Franzi debba essere coerente (il più possibile) con la propria storia ed il proprio lessico, per cui toglierei tutti gli "inglesismi" che, a mio avviso, sanno di colonizzazione culturale. Finché il sito non ha una dimensione internazionale, ma viene letto solo in Italia, deve, secondo me, parlare italiano. Nello specifico (ma ci può essere anche qualche cosa d'altro) ho chiesto di non scrivere "Blog" ma "Note".
Stefano Modena

I seguaci delle plutocrazie contrattaccano...

Quando leggo "note del Presidente" mi aspetto di trovare dei comunicati stampa, relazioni, segnalazioni, o comunque qualcosa di formale, perché generalmente sui siti indica questo. Ad esempio "Comunicati e note" è la dicitura che accoglie i messaggi di Napolitano sul sito del Quirinale, e via dicendo è così anche su altri siti, anche di volontariato. Tuttavia quella appena creata non è una pagina di "note", quindi di comunicati formali, ma anzi raccoglie foto satiriche. Non è neppure un Diario, che invece raccoglie riflessioni personali riguardanti la vita di una persona. E', appunto, un blog, una pagina tematica scritta da una persona singola. L'ho usato con tranquillità perché più che inglese il termine è internazionale (quindi è anche sui dizionari di italiano), nato appena nel 2000, e che io sappia non esiste una traduzione in italiano. Non esisteva una parola italiana che è stata sostituita da Blog.
Il rischio quindi è che una persona che legge non capisca di cosa si tratti ed eviti di cliccare per non trovarsi di fronte a una pagina di scarni comunicati, o peggio che clicchi aspettandosi di leggere dei comunicati seri e perda invece tempo a scorrere delle foto di satira.
L'amministratore del sito

 

Il dibattito nel Gran Consiglio Ginofranzino:

Il sito, come strumento di comunicazione, deve rispondere alle regole della comunicazione, pertanto è bene attenersi al lessico del web, se si vuole essere efficaci. Blog (contrazione di web = rete/ragnatela + log = diario di bordo/registro) è termine preciso e porta a contenuti precisi.
La sua traduzione ("diario di bordo in rete") è tipicamente "barocca" nell'accezione positiva, però, della nostra bellissima lingua, ma concordo con Stefano quanto alla coerenza con il nostro stile che, in quanto tale, ci deve distinguere.
Conclusione: che ne dite di chiamarlo "blog" e di mettere, posizionandola sotto questo termine e fra parentesi, la dicitura "diario di bordo in rete"? Sapendo che anche "rete", di per sé, appartiene ormai anche all'area semantica del web cui Stefano dovrà, giocoforza, piegarsi)...
Liana Bonfrisco

Da profe dico che ormai il termine è entrato nella lingua comune come 'computer' o altro, e non c'è che accettarlo, pena la mancata comprensione.
Amen (che non è nemmeno latino)
Renato Baldi

Concordo pienamente con Liana e Renato, per fortuna o per chi la ritenga sfortuna... il mondo va avanti, con cambiamenti non sempre da noi condivisi, ma dobbiamo accettarli e cercare di stare al passo con i tempi. Non deve preoccuparsi il nostro Presidente, tanto la nostra Compagnia rimarrà sempre DEMENZIALE.
Nina Scampuddu

 

E Voi che ne pensate?
di Stefano Modena

Credo che esistano due modi per difendere la propria lingua e la propria cultura.
Uno arrogante e nazionalista, che per spegnere le menti e gli interessi cerca di precludere ogni contatto con il mondo esterno, come fecero o cercarono di fare nazismo e fascismo, e come fanno tuttora alcuni stati confessionali. U
n altro orgoglioso e rispettoso delle proprie tradizioni, come quello francese, che guarda caso, non dice "computer", ma "ordinateur".

Questo secondo metodo, senza precludere affatto contatti con altre culture, difende efficacemente il proprio lessico dall’intrusione, a mio avviso colonizzatrice, di parole straniere o dalla costruzione di parole che in italiano, ad esempio, non dovrebbero avere alcun senso: 'supportare' invece che 'sostenere', 'stressare' anziché 'sottolineare', 'mailing-list' e non 'posta elettronica' e poi, appunto, 'computer' e non 'calcolatore', e via dicendo.
“Siamo in Italia e bisogna parlare italiano…” direbbe Leopoldo Zurlo, il prefetto responsabile dell’Ufficio Censura Teatrale del Ministero della Cultura Popolare.
Allora si esagerava al contrario. Le parole straniere erano bandite e lo poche di uso comune venivano tradotte in italiano con artifici ridicoli: 'coda di gallo' per 'cocktail', 'Luigi Braccioforte' per 'Louis Armstrong' ad esempio.
Troveremo mai un equilibrio?
Siamo condannati a passare dall’autarchia, alla colonizzazione americana?
Il dibattito è aperto.

 

Rimestare” nel nostro passato, non sempre glorioso, non serve solo a ricordare, ma anche e soprattutto a capire perché e cosa oggi siamo.
L’ironia idiota di questa cartolina del 1936, che gioca sul nome degli aerei che servivano per bombardare e “gasare” gli etiopi durante la guerra d’Abissinia, è molto in sintonia con le affermazioni pubbliche attuali di nostri importanti “statisti”.
Per rimanere sullo stesso terreno verrebbe da dire che “La mamma degli …… è sempre incinta”.
Che valga in genere per gli italiani?
Speriamo di no.

                                                                                                                                         Stefano Modena

 

caproni

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